I tempi non si accelerano
Essiccazione e cottura seguono ritmi fisici che non dipendono dalla domanda: forzarli comprometterebbe la tenuta del pezzo.
Prova a immaginare una ciotola prima ancora che sia una ciotola: un panetto di argilla grigia, freddo, senza alcuna forma riconoscibile. Da lì al pezzo finito passano diverse settimane e diversi passaggi, ognuno con la sua funzione precisa.
L'argilla arriva in panetti compatti che vengono pugilati per eliminare le bolle d'aria, un passaggio che evita crepe durante la cottura. Il blocco viene poi centrato sul tornio: se non è perfettamente centrato, la forma finale risulterà asimmetrica in modo incontrollato, diverso dalla variazione naturale che invece accettiamo.
Dal panetto centrato si alza la parete, si definisce il diametro del piatto o la pancia della brocca, si rifinisce il piede con un attrezzo a lama. Ogni forma richiede una pressione delle mani diversa: una tazza sottile per il caffè non si tornisce come una zuppiera pensata per stare in tavola tutta la sera.
Il pezzo tornito deve asciugare lentamente, coperto da teli leggeri per evitare che si secchi in modo irregolare e si deformi. I tempi variano in base allo spessore: una ciotola sottile richiede meno giorni di una zuppiera dalle pareti spesse.
Quando l'argilla è completamente secca, avviene la cottura del biscotto. Il pezzo esce dal forno rigido ma ancora poroso, pronto ad assorbire lo smalto nella fase successiva.
Qui entra in gioco la parte più delicata del lavoro: la smaltatura. Utilizziamo smalti preparati in laboratorio a partire da ossidi di ferro, rame, manganese e cobalto, miscelati con una base vetrificante. Non impieghiamo pigmenti sintetici a effetto uniforme: i minerali reagiscono in modo leggermente diverso da un'infornata all'altra, in base alla temperatura raggiunta in ogni punto del forno.
Il pezzo viene immerso, versato o pennellato a seconda della forma e dell'effetto desiderato. È il momento in cui la collezione prende il suo carattere cromatico: una tonalità terracotta profonda, un verde salvia opaco, un bianco crema con leggere venature.
La seconda cottura porta il forno a temperature più elevate, tra i 1200 e i 1280°C a seconda dello smalto: è il passaggio in cui lo smalto vetrifica e si lega definitivamente al corpo ceramico. Da questo momento il pezzo diventa impermeabile e adatto al contatto con cibo e liquidi.
Una volta raffreddato, ogni piatto, ciotola, tazza o brocca viene osservato singolarmente: si controllano eventuali cavillature, difetti di smaltatura o deformazioni oltre la variabilità accettabile del mestiere. Solo i pezzi che superano questo controllo entrano nel magazzino pronto per la spedizione.
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Se dovessimo riassumere l'intero percorso in tre concetti chiave, sarebbero questi.
Essiccazione e cottura seguono ritmi fisici che non dipendono dalla domanda: forzarli comprometterebbe la tenuta del pezzo.
Ossidi naturali, non pigmenti sintetici uniformi: la variazione di tono fa parte della loro natura.
Nessun pezzo lascia il laboratorio senza essere stato osservato singolarmente da chi lo ha lavorato.