Lavorazione manuale
Ogni fase, dalla centratura dell'argilla alla rifinitura del piede del piatto, passa attraverso il gesto di chi lavora al tornio.
Dietro ogni piatto che arriva in tavola c'è una persona seduta davanti a un tornio, non una linea di stampaggio. Questa pagina racconta chi lavora nel laboratorio marchigiano e come è nato il mestiere che pratichiamo ogni giorno.
La bottega non è nata da un piano aziendale, ma da un tornio a pedale acquistato usato e da qualche corso serale imparato per tentativi. Con il tempo quel primo tornio è diventato un laboratorio vero, con più ruote, forni dedicati e uno spazio pensato apposta per l'essiccazione lenta dei pezzi.
Oggi il gruppo che lavora in laboratorio è piccolo: chi tornisce, chi rifinisce, chi si occupa della smaltatura e chi segue gli ordini e le spedizioni. Ognuno ha imparato il mestiere osservando le mani di chi lo faceva prima, più che sui manuali.
Il laboratorio occupa un edificio rurale ristrutturato, con muri spessi che mantengono una temperatura stabile durante l'essiccazione dell'argilla, fase delicata quanto la cottura stessa. Le grandi finestre a nord garantiscono una luce costante per controllare le tonalità degli smalti prima dell'infornata.
Non produciamo altrove: la scelta di tenere tutta la lavorazione in un unico luogo nasce dalla volontà di seguire personalmente ogni fase, dalla scelta dell'argilla fino all'imballaggio del pezzo finito.
Ogni fase, dalla centratura dell'argilla alla rifinitura del piede del piatto, passa attraverso il gesto di chi lavora al tornio.
Miscele di ossidi minerali dosate e testate internamente, con quaderni di ricetta aggiornati a ogni infornata.
Non esistono lotti anonimi: ogni piatto viene osservato singolarmente prima di essere considerato pronto per la vendita.
L'essiccazione e la cottura seguono tempi che non si accelerano: alcuni pezzi restano ad asciugare per giorni prima di entrare nel forno.
Chi arriva in bottega per la prima volta spesso chiede se sia possibile avere due piatti perfettamente identici. La risposta onesta è che una variazione minima resta sempre, perché la mano non è una macchina a controllo numerico. È esattamente questo lo scarto che rende un pezzo tornito diverso da uno stampato in serie.
Per questo, quando prepariamo un servizio da sei o otto persone, lavoriamo i pezzi in gruppi consecutivi: garantisce una coerenza di forma e smalto superiore rispetto a produrli in momenti distanti tra loro, pur restando entro la naturale variabilità del mestiere.
Guarda il processo produttivo passo dopo passo